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Premio Nazionale di Poesia Mimesis

MOTIVAZIONI

Angelo Taioli, Di tutte le sentinelle

In questi versi gli elementi di una quotidianità affondata nell’assenza, nella dimenticanza e nell’abbandono vengono letti con gli occhi di una intensa traslazione poetica, che crea fin dal primo verso effetti altamente suggestivi, garantiti anche da un perspicuo equilibrio di scrittura. Così ciò ch’è fermo si muove, la vita risorge, sia pure nella virtualità della domanda.

Pasquale Balestriere

Giovanni Caso, Sulla scacchiera dell’eternità

La lirica, di tersa fattura e di rara bellezza, abbraccia e stringe, in mirabile sintesi memoriale, momenti biografici vari e distanti ed è dominata dalla pacata e un po’ mesta consapevolezza della precarietà dell’esistenza, espressa con la dolcezza di suadenti endecasillabi e con la piena maturità di un linguaggio fascinoso e sapientemente metaforizzato che giunge immediato al cuore del lettore.

Pasquale Balestriere

Antonio Colandrea, “Cave d’autunno”

La dichiarazione d’intenti è già nel primo verso (“Cave d’autunno, covi di ricordi”), paronomasico e intensamente suggestivo, sia per l’ammicco montaliano sia per l’adozione del registro memoriale che poi lascia il posto a elementi introspettivi e riflessivi, quasi gnomici: “Figlio d’autunno anch’io come calcare / dovevo transitare in altra forma /... “.  La lirica ha il suo punto di forza nel ben dosato equilibrio tra il momento emozionale e la sua rappresentazione, ricca di opportuni richiami fonici e metricamente sapiente.

Pasquale Balestriere

Rodolfo Vettorello, Elogio dell’imperfezione

Vettorello, così come aveva fatto Rita Levi Montalcini nell’omonimo romanzo, in questo “Elogio dell’imperfezione” rivendica all’essere umano il diritto di essere manchevole, carente, incompleto e condanna la “follia degli assoluti”, difendendo la sua “fortuna / di vivere una vita irrazionale”. Posizione ferma e risentita, che non esclude a priori la volontà tutta umana di migliorarsi ma che libera il campo da ogni forma di aberrazione ed estremistico eccesso; e che trae linfa e bellezza dalle ben note e fervide capacità creative del poeta.

Pasquale Balesetriere

X Carmina Esposito
LA CASA DI SOLE L'autrice ci dona un testo moderno ma di sorprendente equilibrio e classicità. Versi che lasciano poco spazio alla speranza: "La casa di sole diventa triste per sempre ". Tuttavia la bellezza medesima della poesia ci accompagna al conforto e al sentire solidale.

Candido Meardi


X Franca Cavallo

GIOISCE IL MERLO SOPRA IL BAGOLARO

Nel testo di grande leggerezza e musicalità l'autrice ci presenta un poetico tramonto in cui sole, luna e silenzi si intrecciano in una atmosfera di malinconici significati. Solo il merlo, sopra il bagolaro, leopardianamente gioisce "certo del suo costume"...

Candido Meardi


X Mauro Corona

TI SIA CERTO L'ISTANTE CHE NON VIVI

In questo bel testo il poeta ci sa dire l'indicibile; canta la perdita ed il silenzio con la stessa elegante originalità di un A.; la poesia si fa "alchimia lieve ", e muta la "perduta voce” in essenziale canto poetico.

Candido Meardi


X Giuseppe Barba

MARE DI IERI, MARE DI OGGI

Il poeta evoca la giovinezza, gli amori, le gioie vissute ed anche le fantasiose chimere; ma ai mali dell'età si aggiungono anche la perdita delle speranze e la visione di un mondo con "storie di orrore "... Otto strofe a rima alternata scorrevoli e di profonda sensibilità.

Candido Meardi


X Giusy Frisina
VISIONE GRECA

Questa bella poesia ci collega idealmente all'eterno valore della Civiltà Greca Classica, oltremodo attuale a confronto con le brutture del nostro tempo;  una civiltà che il testo poetico ci presenta nella sua Bellezza che ci strega l'anima e ci consola il cuore.

Candido Meardi

MADDALENA LEALI

Con versi lineari, intessuti di gesti e di oggetti tangibili, materia concreta che diventa poetica con spontanea, vivida gradualità, Maddalena Leali esplora alcuni dei nodi essenziali di ogni composizione artistica, ma anche e soprattutto di ogni esistenza: l'amore, la nostalgia, la dolcezza, il dolore, la violenza e la tenacia della volontà di vivere conservando l'umanità a dispetto di tutto.

Di notevole spessore il riferimento ad un episodio storico: quel rossetto distribuito alle internate di un campo di concentramento subito dopo la liberazione. Diventa quasi allegoria, simbolo stesso della poesia: un gesto in apparenza fuori luogo che tuttavia conferma, rafforza, vivifica l'essere, l'esistere.


Ivano Mugnaini





Saverio CRISTIANI

Versi asciutti, non di rado composti da una manciata di sillabe. Parole centellinate, come a voler ritrovare di ciascuna il giusto spessore e la sostanza esatta. Con questa alchemica cura, pazienza e attenzione, Valerio Cristiani ha esplorato, nelle poesie presentate al Premio, i misteri più complessi, le domande, i confronti, le ricerche fondamentali proiettate sia nel macrocosmo che nella dimensione più intima, personale, individuale. Il confronto tra l'immenso e la molecola, tra l'universo e il nucleo, costituiscono la meta espressiva verso cui, con passi brevi ma intensi e ben ritmati, l'autore si muove con passione e tenacia.


Ivano Mugnaini




GIUSEPPE VULTAGGIO

La capacità dei siciliani di mischiare mito, leggenda e realtà, dimensione fluida del mare e concretezza aspra della terra, si manifesta in questi versi di Giuseppe Vultaggio. Racconta, come un cantastorie, vicende sospese tra memoria tramandata e immaginazione, tra vita vissuta e letteratura. Con uguale forza e dignità vengono descritti personaggi umili che si sono conquistati la fama per un gesto coraggioso e autentici simboli, come il Gattopardo, in grado di incarnare il momento di passaggio tra epoche diverse, tra la tradizione e l'incalzare del futuro. L'eterno contrasto tra vita e morte, passione e malinconia, trovano in questi versi un'espressione lineare e appassionata.

Ivano Mugnaini

X Carmelo Consoli
Lampedusa

Il poeta si scioglie in un canto del ritorno, in un nostos  in cerca dell’isola felice che tanto sa di patria perduta, di paese abbandonato e ritrovato nelle memorie rimaste a decantare nell’alcova dell’anima. E tutto ritorna con immagini di delicato supporto poetico: un grido odisseico, un Itaca sognata, una vita frantumata  in andirivieni che tanto sanno di travagli esistenziali. “E ora potessi addolcirla questa terra amara/ con la fragranza antica delle piane”. Vigne, ulivi, piane, cieli immensi senza guerre, tutto volge alla concretizzazione di slanci emotivi; di eruzioni sentimentali controllate da una sintassi adusa alla scrittura. Versi antilirici si concedono ad endecasillabi atti a evidenziare momenti di grande intensità umana. L’alternarsi di effetti contrattivi a quelli estensivi;l’intervallarsi di misure accessorie a un certo numero di corrispondenze fonetiche; la padronanza di verbi risolti in nessi di autoptica visività significante, dànno al poièin un senso di notevole azzardo personale: osare  oltre il senso dei sintagmi alla ricerca di  mondi vòlti a completare le inquietudini umane; le sottrrazioni del nostro esistere.

Nazario Pardini

X Rodolfo Vettorello

Dammi lavoro Dio, dammi lavoro

Poesia compatta, di eufonica andatura, il cui verso, disciolto in endecasillabi inanellati da enjambement di ampio respiro, concretizza, con risultati di umana sostanza, il generoso afflato del poeta in una preghiera al Dio dei disperati: “Vorrei morire, Dio dei disperati/ come muoiono i santi sulle croci”. Tema attualissimo, che Vettorello ha saputo tradurre in versi di classica misura. Un vero mélange fra un andare prosastico di memoria neoclassica e la tragedia di un uomo che ha perso il suo lavoro.  L’uso sapiente del verbo e dei suoi nessi, atti ad armonie di sinestetica valenza, dànno al contesto una concreta e controllata risonanza emotiva che fa del canto una voce di forte e universale impatto civile. Il parenetico grido del poeta, volto ad una società spesso carente di soluzioni sociali, si fa turbamento interiore e personalissimo travaglio esistenziale.

Nazario Pardini

R. Benatti      

Potrà mai finire l'amore?

     Il tema dell'amore, il più trattato dai poeti, trova, in questi versi, accenti e sonorità originali.

     La domanda non ha risposte, perché gli attori dell'amore coniugale sono due variabili indipendenti e il principio d'indeterminazione (dubbi a spaglio) la vince su nostalgie, desideri, speranze e certezze. Domani, per quanto lontano.. è un altro giorno.  

Antonio Villa


C. Cellotti

Nei sereni giardini della sera      

          La vita è un'esperienza irripetibile e invecchiare è un'arte. Un pensiero fugace sulle piacevoli sensazioni della giovinezza non fa rimpiangere la vita passata pienamente vissuta. Caterina Cellotti  con un rapido sguardo retrospettivo, ci svela i segreti di quest'arte: donare amore a piene mani e nascondere le lacrime rifugiandosi nella preghiera.

Una sana filosofia sottende il suo stato d'animo "nei sereni giardini della sera"; le rughe dicono ciò che non è più, ma sono anche segno di irrinunciabile saggezza. Esse custodiscono il senso vero d'ogni cosa.

Antonio Villa

   

R. Di Iorio

N.°  Quattrocentottantatre

   Indicare una persona con un numero riporta inevitabilmente il pensiero alla Seconda Grande Guerra. Quando al numero si aggiunge che si tratta di un bambino, allineato con altri cadaveri sulla spiaggia, sappiamo che si tratta di migranti. La TV ci aggiorna  sulla cruda realtà del "Villaggio globale", dove è in corso quella che il Papa ha definito  "Terza Guerra Mondiale a macchia di leopardo".  I "viaggi della speranza" di chi fugge da conflitti, persecuzioni e atrocità, avvengono tra rischi, sofferenze e umiliazioni indicibili. La parola poetica di R. Di Iorio si fa frusta che vuole scuotere le coscienze anestetizzate; non hanno scampo sul terreno del "non mi tocca, non fa niente".

Antonio Villa


Luciano Gentiletti

  Er mistero de la vita

     Il contatto con la natura è la cartina di tornasole che permette al poeta di verificare i propri valori e di ricuperarli nella pacata visione esistenziale di altri esseri viventi: piante e animali. Si affacciano tuttavia interrogativi ineludibili: "Perché esistiamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Perché il bene? Perché il male?"

Non c'è risposta; il pensiero si perde nel mistero come il fiume nel mare e induce a riflettere sull'incompiutezza dell'umano destino.

Antonio Villa


Daniela Gregorini

           Dal muntirozz

    Lirica dal tono elegiaco, intrisa d'amore per la propria terra natia e per le proprie radici. Il paesaggio, dipinto a rapidi colpi di spatola, a volte è trasfigurato con delicata maestria. L'odore, che ti si appiccica all'anima lascia, come quello materno, un imprinting indimenticabile. È il filo di Arianna che permette di ricuperare il gusto della vita semplice a contato con la natura.

Antonio Villa


PRESIDENTE

Nicola Maggiarra


VICE PRESIDENTE

Patrizia Stefanelli


SEGRETARIO

Giovanni Martone


COLLABORATORI

Barbara Broscia

Mariano Dinacci

Claudio Ferri

Salvatore Gelso

Fabio Gigli

Giovanna La Vigna

Giuseppe Lediani

Luciano Leotta

Silvana Maggiarra

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Fabrizio Martone

Gianluca Martone

Giuseppe Ruggieri

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